Fino a Qui Tutto Bene – Salvate il Soldato Trout

Sono passati quasi undici anni da quando un certo ragazzo da Millville, New Jersey ha messo piede per la prima volta in un diamante MLB e da quel giorno, nel mondo del baseball USA, ci sono state poche certezze chiare come la seguente:

Mike Trout è nell’olimpo dei migliori giocatori che si siano mai allacciati un paio di spikes e i Los Angeles Angels stanno sprecando la sua carriera.

Dal 2011 ad oggi la squadra di Anaheim ha vinto la AL West soltanto nel 2014 ed ha partecipato ad una sola serie di playoff: una sonora sconfitta tre gare a zero contro i futuri campioni Kansas City Royals.

Questi sono i numeri in carriera di Mike Trout:

YearHRRBISBBBSOBAOBPSLGOPSOPS+Awards
20115164930.220.281.390.67289
201230834967139.326.399.564.963168AS,MVP-2,RoY-1,SS
2013279733110136.323.432.557.988179AS,MVP-2,SS
2014361111683184.287.377.561.939169AS,MVP-1,SS
201541901192158.299.402.590.991176AS,MVP-2,SS
20162910030116137.315.441.550.991173AS,MVP-1,SS
20173372229490.306.442.6291.071186AS,MVP-4
2018397924122124.312.460.6281.088198AS,MVP-2,SS
20194510411110120.291.438.6451.083182AS,MVP-1,SS
2020174613556.281.390.603.993167MVP-5,SS
202181822741.333.466.6241.090195AS
2022214303375.284.385.6401.025188

E questi quelli degli Angels nello stesso periodo:

YearTmLgGWLW-L%FinishPlayoffs
2022Los Angeles AngelsAL West713338.4653rd of 5
2021Los Angeles AngelsAL West1627785.4754th of 5
2020Los Angeles AngelsAL West602634.4334th of 5
2019Los Angeles AngelsAL West1627290.4444th of 5
2018Los Angeles AngelsAL West1628082.4944th of 5
2017Los Angeles AngelsAL West1628082.4942nd of 5
2016Los Angeles AngelsAL West1627488.4574th of 5
2015Los Angeles Angels of AnaheimAL West1628577.5253rd of 5
2014Los Angeles Angels of AnaheimAL West1629864.6051st of 5Lost ALDS (3-0)
2013Los Angeles Angels of AnaheimAL West1627884.4813rd of 5
2012Los Angeles Angels of AnaheimAL West1628973.5493rd of 4
2011Los Angeles Angels of AnaheimAL West1628676.5312nd of 4

Ebbene sì, il miglior giocatore della nostra generazione ha giocato soltanto tre misere partite di playoff nel prime della sua carriera e sembra che il trend continuerà anche in questa stagione.

La domanda che mi pongo oggi è: perché?

Le motivazioni nel corso degli anni sono state molteplici, ma molte di esse hanno un minimo comun denominatore: Arte Moreno

Arte Moreno ha acquistato gli allora Anaheim Angels dalla Disney nel 2003, soltanto qualche mese dopo la loro vittoria nella World Series 2002 e fin dal primo momento ha fatto ben poco per attirare la simpatia dei propri tifosi: una delle prime mosse da Owner è stata la scellerata decisione di cambiare il nome della franchigia in Los Angeles Angels of Anaheim.

L’idea di Moreno era di aumentare il bacino di appartenenza della sua squadra da Anaheim a tutta l’area della cosiddetta Greater Los Angeles, ma questo ha portato solamente a una rivolta della tifoseria, ad una causa (poi vinta) da parte della città di Anaheim ed al primato di nome più brutto del panorama sportivo statunitense.

All’interno del diamante però, almeno inizialmente, le cose andavano molto meglio.

Dal 2004 al 2009 gli Angels, guidati da Mike Scioscia, hanno mantenuto un record stagionale al di sopra del .500, partecipando ai playoff cinque volte in sei stagioni grazie a giocatori del calibro di Vladimir Guerrero Sr., Torii Hunter, Jered Weaver, John Lackey e “K-Rod” Francisco Rodriguez.

È però l’interruzione di questa striscia, con gli insuccessi delle stagioni 2010-2011, a portarci al momento zero della franchigia degli Angeli.

Nella ormai famosa offseason 2011 la pazienza di Arte si esaurisce.

Il front office viene completamente ribaltato: con la firma del nuovo General Manager Jerry Dipoto, soltanto il fidato Mike Scioscia mantiene saldo il suo posto.

Il cambiamento è però soltanto di facciata.

Il nuovo GM (e tutti quelli che lo seguiranno) è subito costretto a sottostare all’approccio “hands on” di Moreno.

Dipoto viene infatti “fortemente consigliato” a firmare tre dei più appetibili free agent sul mercato: C.J. Wilson, Josh Hamilton e soprattutto Albert Pujols per più di 400 milioni di dollari complessivi.

Il risultato a lungo termine di questa offseason è davanti agli occhi di tutti: payroll intasato per i successivi dieci anni senza alcun ritorno di vittorie.

Tutto ciò non ha però mai portato ad un cambio di modus operandi.

Il mantra è sempre rimasto lo stesso: spendere spropositate cifre per battitori free agent che hanno ormai passato il loro prime, senza mai lasciare budget per ricostruire un pitching staff da anni completamente disastrato. Vernon Wells, Justin Upton, David Freese, Jonathan Lucroy, Anthony Rendon sono alcuni dei nomi che vengono in mente. Yikes.

Cosa aspettarsi dal futuro?

La stagione 2022 sembrava essere partita per il verso giusto.

Dopo aver finalmente scaricato il contratto di Pujols ed aver dato spazio a promettenti giovani come Jo Adell, Jared Walsh e Brandon Marsh, al 24/05 gli Halos si trovavano con un record di 27-17 al secondo posto nella AL West ad una sola gara di distanza dagli inaffondabili Houston Astros.

Trascinati da un nuovamente sano Trout e da un altro promettente giovane, stavolta dalla prefettura di Iwate (nord del Giappone), la franchigia di Anaheim sembrava aver trovato la formula per tornare al successo dei primi anni 2000.

Neanche il tempo di montarsi la testa ed ecco che gli Dei del Baseball ci hanno riportato subito con i piedi per terra.

14 sconfitte consecutive (striscia peggiore nella storia della franchigia), infortunio di Rendon (che salterà tutto il resto della stagione) e conseguente esonero del manager Joe Maddon.  

What a fall from grace!

Al momento in cui sto scrivendo i nostri beniamini del sud della California si ritrovano in terzi nella division con un record negativo e con poche speranze di riacciuffare la vetta. L’obiettivo più realistico, il terzo spot di Wild Card, si troverebbe a “sole” 5.5 partite di distanza ma la concorrenza è spietata e le squadre da scavalcare sono almeno quattro.

Con circa 90 partite da giocare ancora tutto è possibile, ma la sensazione è che anche quest’anno il miglior giocatore al mondo guarderà i playoff dal divano.

Come in 10 degli ultimi 11 anni.

Che amarezza