Fino a Qui Tutto Bene – Vooolare

Si sono fermati per un paio di giorni loro, ne avevo bisogno pure io.

Motivo per il quale settimana scorsa, anticipando i tempi, non ho scritto nulla.

Mi chiedevo, con la pausa per l’All Star Game, se ci sarebbe stato “materiale” sufficiente per buttare giù due righe.

Billy Bean e gli A’s mi hanno però subito fornito un assist irrinunciabile ed allora eccoci qui.

I giocatori convocati per la partita delle stelle, normalmente, raggiungono la città dove si giocherà con charter privati organizzati dalla squadra.

Lo diamo per scontato.

In fondo stiamo pur sempre parlando di sport professionistico ai massimi livelli, di squadre che fatturano fantastiliardi e di giocatori pagati billions per colpire una pallina con un bastone.

Poi ci sono gli A’s, una creatura semplicemente differente.

Sul diamante ed al di fuori di esso.

Ed ecco allora che quando gli Astros, rivali divisionali degli A’s, hanno saputo che Paul Blackburn, unico convocato all’ASG per Oakland, avrebbe dovuto usare un volo commerciale per raggiungere LA, visto che nessuno nella baia aveva ritenuto necessario fare qualcosa di diverso, si sono offerti di dargli un passaggio.

Una specie di Uber per gente che può.

SOLO-NELLA-BAIA puo’ accadere qualcosa di simile.

O forse no.

I Rapporti tra Juan Soto e i Nats sono tutt’altro che idilliaci.

Lo stesso giocatore nella conferenza stampa pre-ASG ha parlato di situazione “unconfortable” e, aggiungo io, non potrebbe essere diversamente.

Soto se ne vuole andare, ha rifiutato 440 mil per legarsi a vita con la franchigia della capitale, una Mike trout move ma all’incontrario, costringendo di fatto i Nats a trovare una controparte disponibile a sacrificare 1- il meglio del proprio farm system e 2- ricoprire di soldi il giovane dominicano.

Di buono c’è che Soto è un giocatore generazionale ed è ancora giovanissimo. Proprio per questo però i Nats speravano di poter contare su di lui per continuare quel processo di rebuiding iniziato con la cessione di Mad Max.

Palo.

Nella guerra a suon di scaramucce tra le parti la franchigia della capitale ha pensato bene di mettere in pratica gli insegnamenti di un maestro di vita come Bean.

Sì, ancora lui.

Vuoi andare all’ASG? Piglia l’aereo e vacci, a noi non interessa.

Billioners che si comportano come i miei figli dopo una partita a Mario Striker!

What a time to be alive!

Julio Rodriguez è un fottuto fenomeno.

Lo sapete voi, lo so io.

Si può sapere quindi in che razza di mondo stiamo vivendo dove Juliooo spara la cifra folle di 81 fuoricampo durante l’HR Derby e arriva secondooo?

Male, anzi malissssimo!

Di buono c’è che ha vinto Soto, con sbeffeggio, evitando il ThreePete di Alonso.

E con il 1° base dei Mets chiudiamo anche questo appuntamento di Fino a Qui Tutto Bene.

La partita delle stelle ha due ingredienti fondamentali: le stelle, per l’appunto, ed il divertimento.

Nonostante questo il buon Pete, titolare di una stagione monstre e ritornato sui livelli 2019, quella dei 53 HR e titolo di ROY per intenderci, ha trovato tempo e voglia di lavorare con un mammasantissima del baseball come Ron Washington dei Braves per migliorare alcuni aspetti difensivi.

Traduco.

Un coach ha aiutato durante la partita delle stelle un giocatore di una rivale divisionale a perfezionare alcuni aspetti difensivi.

Meraviglioso!

PS. C’è stato il Draft.

Kumarone nostro terza scelta assoluta.

Non credo di dover aggiungere altro!