Fino a Qui Tutto Bene – The Heart of a Champion

Don’t ever understimate the heart of a champion

Probabilmente l’hanno detto in tanti.

Sicuramente lo gridò al mondo Rudy T, coach di quei meravigliosi Rockets di metà anni 90 che riuscirono a ripetersi dopo una regular season piena di problemi, diventando il seed più basso della storia a conquistare un titolo NBA.

Nel ‘95 Houston era infatti reduce dalla meravigliosa cavalcata della stagione precedente, culminata con il titolo vinto in rimonta, dopo essere stati sotto 3-2 nella serie, a gara 7 contro i Knicks di Pat Riley. Il core era rimasto intatto e Cassell e Horry, dopo l’anno da rookie e la conquista dell’anello, offrivano garanzie importanti dalla panchina.

Il back to back però si dimostrò piuttosto complicato.

La squadra non funzionava, alcuni dei giocatori più importanti iniziavano a dare segni di instabilità e l’arrivo di Drexler a metà stagione complicò ulteriormente gerarchie e rotazioni. La regular season si chiuse con un deludente 47-35 buono per il 6° posto nella Western Conference.

I playoff furono leggendari.

Al primo turno i Rockets rimontarono da 0-2 con Utah, andando a vincere gara 5 a Salt Lake. Nelle semifinali di conference ribaltarono la serie dopo essere andati sotto per 3-1 contro Phoenix, vincendo gara 7 con una tripla di Mario Elie dall’angolo.

Kiss of Death

Nelle finali di Conference, forse il turno più agevole, superarono in 6 partite gli Spurs dell’MVP David Robinson.

Il titolo arrivò in 4 partite contro dei giovanissimi Magic.

Quelli di Penny, Shaq e dei 4 tiri liberi sbagliati a pochi secondi dalla fine di gara 1 da Nick Anderson che avrebbero segnato partita, serie e la carriera di una buonissima guardia che solo il mese prima aveva ridicolizzato, ebbene sì, sua maestà Michael Jordan, appena tornato dai diamanti di Birmingham, Alabama.

Quei Rockets entrarono nella leggenda diventando Clutch City.

Qualcuno oggi parlerebbe di resilienza.

Rudy-T trovò un modo molto più diretto e concreto per sintetizzare quello che fu un vero e proprio miracolo sportivo.

Nel 2020 Atlanta è stata ad un passo dall’impresa.

Avanti 3-1 nei Championship Series contro i favoritissimi Dodgers.

I Braves sembravano in totale controllo della serie, pronti a festeggiare il ritorno alle World Series dopo oltre un ventennio.

LA stava ancora una volta crollando sotto il peso delle responsabilità nel momento decisivo della stagione, incapace di trasformare quell’imbarazzante superiorità che tutti le riconoscevano nella determinazione necessaria per uscire dalle sabbie mobili della postseason.

Ad un passo dal baratro Kershaw, il capro espiatorio di tanti fallimenti e di cui già si stava recitando il de profundis ancor prima che la serie fosse finita, trovò quasi inspiegabilmente la forza di trascinare i compagni alla terra promessa riportando nella città degli Angeli un titolo che mancava dal 1988.

La domanda in Georgia, dopo quella batosta, non era tanto quando si sarebbe potuta ripetere un’occasione del genere ma se si sarebbe mai ripresentata con questo gruppo di giocatori. Ad essere in dubbio non era certo il potenziale di una squadra arrivata ad un passo dal sogno e che tra le sue fila poteva annoverare alcuni tra i giovani più interessanti della lega. Il problema erano tutti gli altri. I Padres. Che si stavano rinforzando come mai nella storia. Oppure i Mets, pronti a tornare a fare sul serio. I Phillies, i Cardinal, i Brewers. La stagione avrebbe poi raccontato di una San Francisco tanto sorprendente quanto determinata, capace per la prima volta in 9 anni di stappare la division ad LA. E poi i Dodgers, sempre loro. Troppo forti per essere veri. Senza più la scimmia sulle spalle di quel titolo inseguito tanto a lungo.

L’infortunio di Acuna, probabilmente insieme a Soto Tatis e Vladito, uno dei giocatori più elettrici dell’intera lega, sembrava aver definitivamente chiuso ogni discorso.

La dirigenza si era mossa, convinta che quella squadra avesse tutto per riprovarci.

Nonostante un record di 44-45 alla pausa dell’ASG.

Ci credevano solo loro. O forse nemmeno.

Soler, Eddie Rosario, Joc Pederson.

Un palliativo.

Nel frattempo la lotta nella East impazzava e Atlanta non sembrava più farne parte.

Come è andata a finire lo sapete tutti.

L’infortunio di DeGrom, l’atavica incapacità dei Phillies di cogliere l’attimo e l’incredibile cavalcata dei Braves.

Ancora 3-1 con i Dodgers nei Campionship Series.

La redenzione, questa volta in salsa georgiana.

E Soler.

Uno che prima del suo arrivo ad Atlanta non avrebbe battuto una palla con un palo della luce e che era diventato il protagonista assoluto di una Wolrd Series forse tra le meno entusiasmanti degli ultimi anni. Ma che voleva comunque dire titolo per la prima volta dal 1995.

In offseason i Braves, nonostante le perdite di Pederson, Soler e soprattutto Freeman, si sono mossi benissimo assicurandosi uno dei prima base più forti della lega, Matt Olson.

Ci si aspettava che il ritorno di Acuna avrebbe fatto il resto.

Invece la stagione è iniziata malissimo ed a metterci il carico ci hanno pensato i Mets che nonostante i soliti asteroidi piovuti sul Queens, un grande classico, hanno dimostrato una solidità che nessuno era pronto a riconoscerli.

Aprile e Maggio si sono chiusi entrambi con record negativi. La squadra non è mai affondata veramente, troppo il talento a disposizione di Snitker, ma ha sprecato una quantità di occasioni non accettabili da dei campioni del mondo.

Tanto per inquadrare la situazione in cui navigavano i Braves fino a dieci giorni fa. Nel solo mese di Maggio Atlanta è riuscita a sprecare 8 salvezze su 15 opportunità. Un dato raccapricciante

Pancia Piena?

Senza apparente ragione, se non una piccola mano data dal calendario, Atlanta a Giugno deve ancora conoscere il significato della parola sconfitta.

Le 12 vittorie consecutive hanno permesso ai campioni del mondo di tornare ad avere un record positivo e di iniziare la rincorsa agli imprendibili Mets.

E’ difficile dire adesso come andrà a finire la lotta nella NL East.

New York sembra essere di un’altra categoria quest’anno ed il campione delle partite di Giugno è troppo ridotto per capire se ci sia stata una reale inversione di tendenza rispetto a quanto avevamo visto nei primi due mesi di stagione. Quello che però posso raccontare senza troppo timore è che questo gruppo ha già dimostrato di sapersi rialzare e soprattutto di saper vincere. Anche senza il suo giocatore più forte.

E No, i Braves non hanno la pancia piena. Ne mancano di motivazioni.

Mai sottovalutate il cuore di un campione diceva Rudy-Y

E questi Braves, di cuore e campioni, ne hanno probabilmente da regalare alla lega intera.