Kumar Rocker Vandervilt

1° Base con Alex: Kumar Rocker, la leggenda di Vanderbilt

Montgomery, capitale dello stato dell’Alabama, la terra dei grandi talenti del football americano giovanile partorisce un predestinato del diamante: Kumar Rocker, nato nella città così nominata per onorare il soldato irlandese e Generale dell’Armata Continentale che ha combattuto la Guerra d’Indipendenza Americana di Richard Montgomery.

Kumar viene alla luce il 22 novembre 1999, al tempo non mi occupavo di baseball, avevo 13 anni e la mia grande passione era il calcio.
Proprio il giorno prima della nascita di Rocker guardavo il Milan campione d’Italia giocare e perdere a Torino per 3-1 e quel match mi era rimasto impresso perchè il vantaggio rossonero era arrivato su autogol clamoroso del Pallone d’Oro e campione del mondo in carica Zinèdine Zidane: la deviazione beffarda dopo l’incornata di Luigi Sala servito da Giorgione Weah manda il in marcatura il fenomeno francese ma nella porta sbagliata. Evento più unico che raro.

20 anni più tardi mi occupo di altro, e tra le tante cose c’è la passione del baseball ufficialmente fiorita nel diamante del Bronx a New York City durante l’estate 2011, e nonostante la Major League fornisca argomenti interessanti quotidianamente, l’impulso mi porta a scegliere di dedicare il mio primo articolo inerente a questo sport ad un ragazzino che per qualche ragione mi ha fatto sognare.
Lanciare 9 inning lasciando a secco gli avversari è complesso, molto complesso. Ma lanciare senza fargli colpire nemmeno una palla è poesia pura che nella lingua americana si traduce in “No-No”.
La realtà italiana considera il baseball lento, noioso, addirittura palloso; c’è molto da imparare per comprendere la splendida gestualità di una disciplina che gradualmente può portarti a capire che la padronanza del corpo ed il controllo della potenza sono elementi complessissimi da assimilare, e Kumar Rocker li ha fatti suoi a soli 20 anni.

Non è passato molto dal 8 giugno scorso quando Rocker, in seguito alla sua prestazione entrata nella storia, si è guadagnato le prime pagine dei giornali americani sportivi.
Si gioca a Nashville, Tennessee, Super Regional round delle NCAA Division I Baseball Tournament 2019, in campo Vanderbilt Commodores e Duke Blue Davis che fanno parlare il mondo dei talenti decisamente più famosi di Zion Williamson e RJ Barrett nella pallacanestro, selezionati al draft NBA rispettivamente come 1° e 3° assoluti.
Sul monte di lancio c’è questo giovane numero #80, i colori della divisa di Vandy ricordano vagamente quelli dei New Orleans Saints che ho sempre apprezzato: oro, nero e bianco, ma l’oro poco più tenue.
Rocker inizia a lanciare, giunti all’inizio del 5° inning ha 7 strikeout in saccoccia, la velocità della sua breaking ball è stabile sulle 86 mph e gli strike (K) diventano 10 quando l’inning termina. Lui esulta, la madre di Kumar è visibilmente emozionata sugli spalti dove gli abbracci non si risparmiano, ma il bello deve ancora arrivare: 2 inning dopo gli K sono 15 e i lanci 104, sottolineo che lanciare un centinaio di palle a circa 138 km orari per oltre 2 ore richiede uno sforzo fisico degno del miglior ironman, ma il baseball è uno sport dove non si fa fatica dicono… e allora Rocker spinge la resistenza umana oltre il limite e torna in campo anche nell’inning numero 8, quando anche il più forte tra i supereroi inizierebbe a barcollare.
Adrenalina, e quel sogno di spingersi oltre il limite per scrivere il proprio nome tra quello dei grandi della storia. Per questo si finisce con 131 lanci e 19K, “He did it!”

La partita di Kumar Rocker è un no-hitter, una gemma preziosa alla quale attribuisco la valutazione di una Pink Star Diamond esagerando consapevolmente, ma si, perchè voglio lanciare anch’io questa roccia inestimabile.

Vanderbilt batte Duke 3-0, nessuno ricorderà nulla di questa sfida, nulla tranne il nome di Rocker, il primo atleta assoluto a lanciare un No-No in questa categoria. E pensare che “Rock”voleva giocare a basket con Vanderbilt mentre invece il padre Tracy Rocker è stato un defensive tackle dei Washington Redskins in NFL.

Storie di sport, storie di passione.

Quella di un ragazzo giovanissimo che definiamo per questioni logistiche un prospetto (uno di quelli più interessanti a questo punto). Prospetto vuol dire futura promessa e come ben sappiamo, le promesse possono essere mantenute, oppure no.

A tal proposito non mi stancherò mai di citare la frase del mio mentore e maestro, sommo esperto di baseball, il migliore che io conosca, Alexander Wells Shapiro che un giorno mi disse:

Nella vita ci saranno solo due cose che ti spezzeranno il cuore: le donne e i prospetti di baseball

Non spezzarmi il cuore Kumar, cuz ya Rock kid!!!

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinstripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

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