1° base con Alex: L’urlo di CC

Non è finita come sarebbe dovuta finire, perchè nel 2019 CC era rimasto nel Bronx ancora un anno, per vincere coi giovani. Ma non importa perchè col senno di poi, Sabathia aveva già vinto. In tutti i sensi.

Per capire che il nome di Carsten Charles Sabathia Jr. fosse destinato a finire nella Hall of Fame non serviva un genio; alla Vallejo High School in California, Ciccio eccelleva nel gioco del baseball, e sa la cavava piuttosto bene anche sui campi di football come tight end, e di basket. In uno dei suoi primi anni registra un record di 6-0 con 82 strikeout in quasi 46 inning. La ERA è di 0.77.

Il passaggio dalle scuole superiori alle Minors è immediato, il college non serve nonostante la borsa di studio di UCLA. Il 2 giugno 1998, al draft MLB, il General Manager dei Cleveland Indians John Henry Hart mette gli occhi su CC: falcata vincente ed il lanciatore mancino viene selezionato col pick numero 20.

Dopo 3 anni di lavoro nel settore giovanile, nel 2001 arriva l’esordio in Major League e Sabathia non diventa Rookie of the Year solo perchè davanti a lui c’è un certo giapponese che si chiama Ichiro (del quale abbiamo già parlato durante questa stagione). I due campioni diventeranno compagni di squadra agli Yankees qualche anno più tardi.

Steal of the draft? Si, steal of the draft.

A 20 anni CC è il giocatore più giovane del campionato e a fine stagione il suo record dice 17 vinte e 5 perse. Col primo anno arriva anche la prima post-season e gli Indians battono i Boston Red Sox per 3-1, ma cedono il passo agli Yankees per 4-2 nell’American League Championship Series.

Si riparte, e CC fa sempre bene. I suoi numeri crescono, il suo salario anche, e non tralasciamo il suo peso. Fino al 2008, anno in cui si trasferirà a Milwaukee per mezza stagione. I suoi record saranno sempre positivi; e proprio nel 2008 il pitcher supera se stesso dipingendo un’opera d’arte degna del miglior pittore rinascimentale, 10 complete game e 5 shutout divisi tra Ohio e Wisconsin.

I Brewers ritornano alla post-season per la prima volta dal 1982 con tanta fatica soprattutto grazie allo sforzo di Sabathia che lancia 4 partite consecutive con solo 3 giorni di riposo tra una e l’altra. Di base i Brewers lo spremono all’inverosimile, e nonostante il possente mancino sia nel suo prime, il suo lancio deve arrendersi ai Phillies e a quel grande slam di Shane Vittorino che manda il campione californiano KO.

Il preludio a qualcosa di più grande è dietro l’angolo e Babbo Natale anticipa il suo arrivo a New York City di una settimana: il 18 dicembre 2008 gli Yankees firmano Sabathia garantendogli un contratto da 161 milioni di dollari, il più oneroso mai firmato ad un lanciatore nella storia MLB fino a quel tempo.

Joe Girardi annuncia che CC lancerà nell’opening day e nella prima gara allo Yankee Stadium. La Grande Mela è elettrizzata. Alla fine 103-59, e Ciccio vince 19 partite.

Sono passati 10 anni da quell’ottobre di gloria pinstripe: sotto i colpi di Posada, Jeter, Alex Rodriguez, Robinson Cano e Mark Texeira crollano prima i Twins (3-0), poi gli Angels (4-2) contro i quali Sabathia viene nominato ALCS MVP, ed infine il colosso del Bronx si ripresenta sul monte di lancio contro quei Phillies che lo avevano stroncato 12 mesi prima. La prima uscita va storta, ma Andy Pettitte e Mariano Rivera rimediano riportando le World Series a New York City.

CC è circondato da campioni generazionali, fortuna non rara nel diamante a nord di Harlem, e vive il baseball con la grinta pura del trascinatore fin quando, in men che non si dica, il campione generazionale diventa lui.

Il Bronx Shake fa da eco all’urlo liberatorio di CC che si sprigiona dal monte, e la potenza che esce da quei 136 kg è contagiosa. Gli highlight si susseguono, gli strike anche, e il trash talking… beh, quello non manca mai!

Chi è realmente Sabathia? Sabathia è quel personaggio che a fine carriera, a soli 2 inning dal guadagnarsi 500.000 dollari di bonus per il lavoro svolto in stagione, decide che l’onore viene prima e che colpire volontariamente un avversario, anzi due, per difendere un compagno vale più di tutti i soldi del mondo (che probabilmente non gli mancano), ma non importa, buttatemi fuori e vaffanculo!

Ne Jesus Sucre, ne i suoi compagni di Tampa, hanno il coraggio di svuotare la panchina per andare sotto a Sabathia come invece la tradizione del baseball vorrebbe. I Rays rimangono nel dugout con la coda tra le gambe mentre CC punta il dito dal monte sfidandoli tutti, e con ogni probabilità fanno una scelta saggia nel rimanere zitti e passivi.

Don’t mess with CC

CC è il padre di questi Yankees, e l’osso più duro della scena sportiva newyorkese. Brian Cashman ne è consapevole e per premiare il suo stile, quei 500 mila dollari glieli regalerà lo stesso perchè infondo con quella grinta si può vincere e la sua carica motivazionale serve ai giovani Bombers per rilanciarsi nel futuro imminente.

CC saluta il baseball, il baseball contraccambia.

Long live the King!!!

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinstripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *