1° base con Alex: Nats campioni, Strasburg MVP

C’è voluto mezzo secolo, più una stagione nelle vesti di Cenerentola per portare il titolo a Washington.

La storia comincia in Canada, sulle ali dell’entusiasmo nel 1969 coi Montreal Expos che vengono alla luce un paio di anni dopo l’Esposizione universale (da lì il nome del team) che prese luogo nella città del Québec, e “finisce” nel migliore dei modi il 30 ottobre 2019, quando Daniel Hudson elimina Michael Brantley con l’ultimo K della stagione MLB. Quello che fa salire i Nationals sul trono del mondo.

Nel 2004 gli Expos si erano trasferiti dal Canada a Washington, D.C., e solo nel 2009 la 1a scelta assoluta al draft MLB: Stephen Stasburg.

La storia insegna che per leggere nelle vittorie bisogna quasi sempre fare un passo indietro e ricostruire il faticoso cammino che ha portato in cima, e guardandosi indietro si scopre che proprio Strasburg è l’origine del successo dei Nationals. Alla West Hill High School di Santee, California, Stephen non sembrava poi così bravo, anche se oggi è stato nominato MVP delle World Series. Il salto di qualità è nel mezzo, ai San Diego State Aztecs baseball durante i tempi del college, quando Stephen diventa il miglior prospetto della nazione.

I Washington National vedono arrivare anche un altro campione tra le loro file, tale Bryce Harper, un giovane outfielder che in battuta ha un talento naturale e che fin dai primi passi sul diamante dimostra di poter diventare un giocatore generazionale. Tempo al tempo, i successi arrivano con i titoli divisionali del 2012, 2014, 2016 e del 2017, ma siamo sempre corti. Non si arriva mai infondo.

E poi c’è quell’inverno tra il 2018 e il 2019 in cui il “gioiello dell corona” abbandona Washington per andare a vincere poco distante, a Philadelphia. Bryce Harper chiede tanti soldi, troppi soldi, ed è convinto che i Nationals non siano in grado di raggiungere il cielo. Siamo ai saluti, senza abbracci ed in mezzo a tanta polvere.

Nel frattempo Strasburg lavora nell’ombra.

Ombra, già, quella enorme di Max Scherzer che lo sovrasta in ogni dove, perchè l’ace di Washington è lui e non si discute con uno che nel 2018 ha messo a segno 300 strike!

Da Scherzer ci si aspetta tutto quello che un vero campione possa dare perchè i Nationals hanno un assoluto bisogno di lui per vincere le World Series raggiunte dopo aver eliminato i Brewers, i Dodgers e i Cardinals. Cavalcata impressionante del team di Dave Martinez, che acciuffa la Wild Card dopo il 93-69 di regular season e il 2° posto nella division, per poi trovarsi negli spogliatoi di Houston a lanciare gavettoni di champagne.

Scherzer non delude e vince gara 1, ma quello che non ci si aspetta è il dolore cervicale che obbliga Max a dare forfait quando i Nationals, dopo essere stati avanti 2-0, si trovano al win or go home in Texas sotto 3-2. Stephen Strasburg, che aveva a sua volta battuto Justin Verlander in gara 2, entra per il sesto atto. Potenzialmente l’ultimo.

Caso vuole che il Verlander/Strasburg show vada nuovamente in scena per game 6: non c’è storia, Justin va KO sotto i colpi del pitcher National per la seconda volta nel giro di una settimana. Washington si aggrappa al braccio destro del suo n° 37, ed il lanciatore non delude dominando: finisce 7-2 per i Nats con Houston che spreca una chance d’oro, Strasburg lancia per 8 inning e 1/3 reagendo benissimo ai colpi in apertura di Bregman e Altuve. Per lui dal quel momento 7 K e un quasi complete game in pieno controllo che rimette Washington in carreggiata.

Scherzer rientra per game 7, qualcosa non funziona. La sfida finale è il riassunto delle Wolrd Series intere, coi Nationals che piombati nell’ecatombe durante il mezzo del percorso, si trovano a risalire la china e piantano la bandiera con la W sul tetto del mondo.

Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza uno straordinario Strasburg da 5-0 in post season!

Il titolo di MVP delle World Series è un riconoscimento alla stagione, alla carriera, e alla forte volontà nel saperci credere. Quella dei veri campioni.

A Bryce Harper questa mattina resta l’articolo di 108 baseball da leggere davanti ad un caffè senza zucchero.

Grazie baseball!!!

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinstripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

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