Io sono Leggenda

18 Settembre 2020 Angel Stadium, Anaheim – CALI

Gli avversari di serata, per i padroni di casa degli Anaheim Angels, sono i derelitti Texas Rangers: la speranza è di poter conquistare l’ultimo posto playoff, la consapevolezza è di aver iniziato troppo tardi quella rincorsa.

Al piatto c’è Albert Pujols, “The Machine”, un ruolo sempre più marginale all’interno di una franchigia disfunzionale che sta negando continuativamente al Lebron James delle 108 cuciture Mike Trout la possibilità di competere ai massimi livelli.

Sul monte c’è il mancino Wes Benjamin, rookie di 26 anni che ha scalato lentamente il farm system dei Rangers e che in questo 2020 ha coronato il sogno di debuttare nelle majors. Fastball a 91 mph, slider ad 85 i lanci più interessanti ed un utilizzo democratico di curva, cambio e splitter per completare l’arsenale.

Il conto è di un ball e due strike.

Benjamin si affida alla sua arma principale, la 4-seamer. E’ il 5° inning ed il numero 5 degli Angels gira la mazza colpendo il 5 HR della stagione, per salire in solitaria al 5° posto all-time della classifica dei fuoricampo superando Willi Mays, raggiunto 5 giorni prima a quota 660 nella sfida con i Colorado Rockies.

28 Novembre 2019, At& Park San Francisco – CALI

Se da Market Steet, il cuore di downtown San Francisco, prendete la linea rossa “T” verso nord-east vi troverete dopo qualche minuto all’Embarcadero, in quel punto il tram fa una specie di esse che vi porta a sud-east, lungo la costa. Alcatraz vi saluta alle spalle, il bay bridge vi ricorda che dall’altra parte della baia c’è Oakland mentre il contrasto tra il verde delle palme ed il rosso dei mattoncini vi avverte che siete arrivati a destinazione, Willie Mays Plaza 24. E’ l’indirizzo dell’AT&T Park, casa dei Giants, uno dei ballpark più belli della Major League con vista “fronte oceano”, peculiarità che lo ha reso unico tanto quanto gli splash HR che nell’era di Bonds erano all’ordine del giorno quanto oggi una rarità.

Ad accogliervi davanti ai cancelli la statua di Mays e le sue incredibili stats: 3233 valide, 1903 punti battuti a casa, 660 HR, .303 di BA, .387 di OPB e una slugging d 557. Un giocatore totale, diventato famoso ancor prima che per i suoi numeri offensivi grazie a giocate come “the Catch”, quella presa incredibile all’esterno destro quando ancora i Giants erano a NY e giocavano nel leggendario Polo Grounds e che trovate immortalata nel corridoio d’accesso allo stadio che dovete percorrere se, come il sottoscritto, in una meravigliosa mattina di Novembre decidete che a prescindere da quanto possa essere bella Bay City due ore per immergersi nella storia dei Giants siano un investimento e non una perdita di tempo.

Per dare una “dimensione” alla grandezza spropositata di Mays, inserito nella HOF nel 79, oltre ai numeri offensivi si potrebbero citare gli infiniti riconoscimenti individuali, 24 convocazioni all’All Star Game, il titolo di rookie dell’anno e i due MVP della lega, ricordare che da qualche anno il premio di miglior giocatore delle Fall Classic è intitlato proprio a lui o che nella all-time list dei migliori 100 giocatori della storia, stilata qualche anno fa dalla MLB, il suo nome sia preceduto solo da quello di Babe Ruth. A mio avviso però nulla ne esprime la grandezza quanto le poche parole con cui venne descritto una volta da Leo Durocher, suo manger ai tempi dei Giants: If somebody came up and hit .450, stole 100 bases and performed a miracle in the field every day, I’d still look you in the eye and say Willie was better”

Venerdì 6 Arpile 2001, Bank One Ballpark – AZ

I St Louis Cardinals hanno iniziato la stagione con 3 sconfitte nella serie con Colorado e sono alla ricerca della prima affermazione stagionale. Nella parte bassa del 3° inning Mark Grace, 1B di una versione leggendaria dei Damonbacks che a fine stagione vinceranno una improbabile World Series in sette partite contro i NY Yankees iniziando la rimonta nel nono proprio con una sua valida, la sbatte oltre le recenzioni per il 2-0 Arizona. Nel 4° si presenta al piatto con un out ed un uomo in base Albert Pujols, rookie da Mizzou scelto al 13° round dai Cardinals nel 1999 che leggenda vuole sia stato inserito nell’ Opening Day roster solo per l’infortunio di Bobby Bonilla e su consiglio di Mark McGuire (a Tony Larussa) dopo uno spring traning al di sopra di ogni più rosea aspettativa: “if you don’ot promote Pujols it might be one of the worst moves you make in your career”

Reynoso lancia nella parte alta della zona di strike, Pujols gira, colpisce perfettamente la palla realizzando il primo HR della sua carriera e pareggiando la partita. Nella parte bassa del 4° Arizona tornerà ancora avanti ma un 5 inning da 8 punti per i Cardinals chiudeà ogni discorso dando la prima W stagionale alla squadra di La Russa.

A quel primo fuoricampo, in una calda serata primaverile in Arizona, ne seguiranno altri 36, conditi da 137 rbi, 114 run con una media battuta di .329, una OBP di .403 e una slugging di .610 (OPS 1.013). Pujols, eletto all’unanimità rookie of the year, diventerà il 4 esordiente della storia a collezzionare la tripletta 100 H/R/RBI tnendo una media di .300. I D’Backs torneranno presto nel destino di Pujols perchè ai playoff 2001, dopo 93 vittorie  e 69 sconfitte, i Cardinals rincontreranno proprio Arizona, perdendo 4-1, ma l’unica vittoria arriverà con un HR del rookie meraviglia che chiuderà però con un deludente 2/18 al piatto alla prima postseason in carriera.

Avrà tempo per rifarsi.

Quel tempo, per nostra fortuna, non è ancora finito. Alla stagione 2001 ne seguiranno altre 20 con due World Series vinte, 3 MVP, 10 ASG ed una produzione offensiva paragonabile a pochissimi nella storia del gioco e, stando alle parole recenti del dominicano, quello che scadrà nella prossima stagione potrebbe non essere il suo ultimo anno nella Big League.

Negli ultimi due anni Pujols, nonostante l’inevitabile declino, ha collezzionato traguardi impressionanti come le 3000 H ed i 2000 RBI, una combo per pochissimi nella storia. Aver raggiunto una leggenda come Mays per numero di fuoricampo non deve trasformarsi in un semplicistico Pujols come Say Hey, ma i numeri nel baseball, più che in qualsiasi altro sport, ci danno un termine di paragone importante ed una misura della grandezza di cui siamo testimoni. Quello che ha fatto in carriera è qualcosa che nemmeno i più ottimisti avrebbero potuto immaginare, come difficile sarebbe stato credere che dopo quel 2001 dominato dai record di Bonds avremmo assistito a 20 stagioni di successo di un ragazzo dominicano, arrivato nel USA a 16 anni e capace di sfiorare lungo due decadi vette riservate a pochissimi.

Come spesso accade mentre viviamo la storia non riusciamo a dare un valore a ciò che vediamo: non commettiamo l’errore di dare Pujols for granted, quello che ha fatto è leggenda!