Paisà: Jim Fregosi, la prima stella degli Angeli

Quando stavamo crescendo agli inizi degli anni ’70, ci divertivamo a pronunciare il nome di Jim Fregosi. Faceva rima con Bela Lugosi, una delle mie stelle preferite del genere horror. Fregosi e Lugosi. Con gli altri bambini facevamo spesso questa rima, e quelli che non seguivano il baseball potevano pensare che Lugosi giocasse come infielder per gli Angels e i Mets!

Sono le prime frasi che nel 2014 Bruce Markusen, autorevole scrittore di libri sul baseball, mise nero su bianco in un articolo per The Hardball Times in un tributo a Jim Fregosi, ricordandosi, quasi 50 anni dopo, di essere stato un ragazzino che trovava divertente il suono di una parola. Capita spesso in America che qualcuno trovi divertente il suono di un nome italiano; uno di quelli che più fece ridere la gente in assoluto fu quello di Olindo Mare, placekicker che giocò in diverse squadre NFL tra cui Giants, Dolphins e Bears, coi quali chiuse la carriera nel 1999. Olindo Franco Mare, a pensarci fa ridere anche me!

Quello che (forse) Markusen non sapeva, era l’origine del cognome Fregosi, che sembrerebbe affondare le sue radici nella Genova del 1300. Famiglia plebea che col tempo salì in rinomanza diventando poi una delle più potenti, divisa in diversi rami quali i Fregosi dall’Aquila, dalla Stanga, dal Pellicano, dal Sesto, dal Gancio, i Fregosi Semprevivi e i Fregosi dai Paternostri. Tutti ben distinti dalle insegne.

Ma sì, Fregosi e Lugosi comunque fa più ridere! Va bene così, non si giudica, anche perchè io di Fregosi conosco solo un Sergio che di mestiere fa il tabacchino… meglio tornare al baseball.

Siamo nel 1961, e Gene Autry, ricco artista soprannominato “il cantante cowboy”, fonda il secondo team di baseball della Città degli Angeli. Gli Angels appunto. Che diventeranno i rivali, o quantomeno ci proveranno, dei già presenti Dodgers giunti a Los Angeles da Brooklyn 3 anni prima.

Per quanto simpatico, il nome di Jim Fregosi fu il primo a diventare celebre per la neonata franchigia che rientra nei piani di espansione della MLB; Jim gioca nella posizione di shortstop, e lo fa per tutti 18 anni di carriera, dei quali i primi 11 con gli Angels. Per lui seguiranno Mets, Rangers e Pirates. Californiano di San Francisco, frequentò una high school che nei decenni è divenuta sempre più celebre per le stelle che hanno seduto tra le file dei suoi banchi, la Junìpero Serra di San Mateo. Chi tra i Notable alumni è uscito da lì? Bryan Bishop, Matt Dickerson, o Danny Frisella vi dicono niente? No, comunque tutta gente da NFL. Beh, allora anche Tom Brady e i suoi 6 Super Bowl, anche questi non vi dicono niente? No!? Va bene, allora magari parlando di baseball Hank Aaron vi è più familiare? Oppure Barry Bonds? Sounds good? Ok!

Una scuola che ha davvero tirato fuori leggende dello sport senza tempo, e Jim Fregosi ne fa parte. I Boston Red Sox, da molto lontano, ci avevano visto lungo e nel 1960 firmarono Fregosi. Solo che con l’avvento del 1960 MLB Expansion Draft gli Angels si garantirono la sua selezione. La prima stagione è di riscaldamento, poche presenze e .222 in media battuta, che però cresce nel 1962 salendo a .291; poi seguirono il .287 del ’63, ed il back to back .277 delle stagioni ’64 e ’65. Insieme al second baseman Bobby Knoop che giocava davanti a Fregosi, i due diventarono una delle più belle coppie da double-play del baseball del tempo!

Arrivando al 1970 le selezioni All Star di Fregosi furono 6, alle quali va aggiunto il Gold Glove 1967, testimonianza del valore difensivo; il suo nome venne inserito anche nelle discussioni per il titolo di MVP, ma non ci arrivò molto vicino. Col trascorrere degli anni il suo stile cambiò, tanto in campo quanto esteticamente: con qualche kilo in più, Jim si fece crescere capelli e baffi, e mentre il suo peso saliva leggermente, le sue medie battuta cominciarono ad abbassarsi, così dal .290 del 1967 passò al .232 del suo unico anno ai Mets nel 1972. Di lì in avanti, con la complicità di un serio problema di salute che lo colpì ad un piede, Fregosi andò via via calando. Pensare che in uno dei primi anni era stato secondo assoluto della lega nelle triple, e quinto nelle palle colpite.

Gli Angels lo scambiarono perchè il suo stato di salute non lasciava garanzie riguardo al futuro, e il 10 dicembre del 1971 portarono Nolan Ryan in città con una trade chiusa coi New York Mets. Un vero peccato per Jim, il quale tuttavia reagì al problema e chiuse la carriera con numeri degni di una stella: 151 HR, 706 RBI, 76 basi rubate, 1902 partite e una media al piatto di .265.

Oggi il suo numero 11 a Los Angeles non lo può indossare più nessuno. Ritirato, immortale splende nei cieli del baseball, laddove la prima stella degli Angeli continua a splendere. Prima stella, e ultimo Angel originale della prima squadra ad essersi ritirato.

@AlexCavatton sport addicted dal 1986
Amministratore di Chicago Bears Italia
Penna di Huddle Magazine dal 2018
Fondatore di 108 baseball su Cutting Edge Radio

Autore dei progetti editoriali:
"Chicago Sunday - 100 anni di Bears" / aprile 2019
"Winners Out - Sport e gloria della New York anni 70" / maggio 2020

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