1° base con Alex: “Smoky Joe”, la palla fumante.

Il prezzo della gloria. Le fatiche, le sofferenze. E i fuoripista, quelli non mancano mai, talvolta indossando un “abito da signora”. Si perchè la storia inizia proprio nei panni di una Bloomer-girl, una di tante ragazze che nei primi anni del secolo scorso giocava a baseball in partite d’esibizione contro team maschili. Da regolamento, nella squadra femminile era prevista la presenza di un uomo, ma non più di uno.

Al tabacco masticato, forse è meglio la compagnia delle donne, e nel 1906 compare una fotografia di Joe Wood col team delle Boston Bloomer. Circa 40 anni dopo, “Mr. 541 home run” Ted Williams racconterà l’evento in radio ai microfoni di Bill Stern sottolineando il fatto che quel Joe Wood, sarebbe diventato l’immortale Smoky Joe.

Smoky Joe e le Boston Bloomers

Joe a giocare a baseball aveva incominciato qualche tempo prima, a Ouray, nel Colorado del sud-ovest, luogo in cui alla fine del 1.800 trovavi più miniere che abitanti. I Boston Red Sox sono nel destino di Joe Wood, anche se per onestà intellettuale sarebbe più corretto affermare il contrario; così nel 1908 il lanciatore diciottenne sale sul monte di lancio del Huntington Avenue Baseball Grounds, the Green Monster arriverà qualche anno più tardi.

Dici Smoky e pensi al fumo, invece no. Non in quel senso.

“Lanciavo talmente forte che pensavo mi si staccasse il braccio” disse Joe. Il suo lancio era così violento da far diventare la palla rovente, e quando questa si fermava fuoriusciva del fumo.

That’s why Smoky Joe!

Il 1911 è così lontano, eppure quando se ne parla riferendosi al baseball sembra ieri perchè le storie sono talmente belle e umane che nelle loro trame riconosci la semplicità del modo di vivere di quei giorni. E nel 1911 Smoky Joe vince 23 partite tenendo una media ERA di 2.02 e firmando un no-hitter contro i St. Louis Browns condito da 15 stikeout. Impressionante.

Ancor più impressionante però è l’anno che segue: 34 vittorie (solo 5 sconfitte), 10 SO e la ERA scende a 1.91!

E’ l’anno dell’anello, vinto dopo una sofferta World Series contro i New York Giants, il risultato finale è un insolito 4-3-1. Gara 2 finisce 6-6 all’undicesimo inning. Smoky Joe vince 3 partite nella serie e chiude con una W un game 8 giocato però a Fenway Park, sentenziando il 3-2 contro il team del “Piccolo Napoleone” John McGraw che aveva sognato un finale epico dopo aver pareggiato la serie in gara 6 e 7 con una rimonta favolosa. Al futuro Hall of Fame Christy Mathewson il compito di affrontare Smoky nella storica gara per titolo che però finisce a Boston per la seconda volta dopo quello del 1903. Niente da fare, Smoky Joe non si batte. Non certo nell’anno in cui lui stesso ha scolpito il suo nome nella pietra.

Il leggendario pitcher registra anche una sconfitta nella serie, ma allo stesso tempo diventa il primo lanciatore di sempre a mettere la doppia cifra negli strike in una singola partita di World Series.

Un secondo titolo personale arriverà nel 1920, a Cleveland, dove Joe gioca da outfielder. Non sarà la stessa emozione e soprattutto non avrà lo stesso sapore. Ma resta pur sempre una vittoria importante.

Smoky Joe Wood chiude una carriera da lanciatore professionistico con 1.434,1 inning giocati ed una media ERA di 2.02.

Due punto zero due.

L’immortalità è per pochi eletti.

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinstripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

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