1° base con Alex: Jim Bunning, Mr Shutout!

Parlando di Hank Aaron per 108, la settimana scorsa abbiamo incrociato il nome di Lew Burdette, grande protagonista delle World Series 1957. Ho definito il lanciatore di Milwaukee un “uomo di altri tempi” per i suoi 3 complete game nelle finali (uno dei quali shutout), e parlando di lanciatori mi è venuta voglia di raccontare la storia di un fenomenale pitcher dei giorni passati: il nome della settimana è quello di James Paul David Bunning. O più semplicemente Jim.

Southgate è una piccola cittadina situata a nord del Kentucky, e proprio lì nasce Jim Bunning il 23 ottobre 1931. Cresciuto a Cincinnati, Jim si laurea in economia presso la Xavier University e dopo aver lanciato per i Musketeers al college, i Detroit Tigers lo portano tra i professionisti nel 1955; la sua curva è eccellente mentre la fastball manda fuori giri.

Un paio d’anni di rodaggio bastano per presentarsi alla stagione del ’57 con 20 vittorie in 267.1 inning lanciati e nello stesso anno arriva il primo no-hitter, il primo di una lunga serie. Facendo un bel salto avanti arriviamo al 1971, e le partite complete lanciate da Jim lasciando gli avversari a zero punti sono…

40!

Resto sempre impressionato davanti a certi numeri perchè in questi leggo la resilienza sportiva allo stato puro. 

La carriera di Jim si divide principalmente in due fasi: la prima, quella della Motor City, e la seconda che è quella nella “città dell’amore fraterno”. Detroit e Philadelphia sono le squadre per le quali Bunning lancia durante tutta la sua carriera, con una piccola parentesi poco importante di Pittsburgh e Los Angeles (Dodgers). Se chiedete in giro, in entrambi i luoghi il suo nome è rimasto inciso da qualche parte, a Detroit è nato come atleta, mentre a Philly è stato riconosciuto tra i più importanti di sempre: la consacrazione quando il suo numero #14 è stato ritirato.

Parliamo di un 9 volte All Star e un Hall of Famer di tutto rispetto che con quel braccio destro ha imposto un gioco dominante dal monte di lancio; nel 1965 lancia 7 shutout lasciando a bocca asciutta i battitori di tutta la National Legue. Sappiamo notoriamente che la carriera dei lanciatori di baseball può essere compromessa velocemente da un movimento sbagliato o dall’usura di gomiti e spalle, ma non nel caso di Jim che macina inning come mangiare biscotti a colazione.

Nel 1967 il suo record personale di 302.1 inning in una singola stagione, e non parliamo di inning lanciati a caso, perchè quell’anno gli strike sono 253 e la ERA è pari a 2.29, la più bassa registrata in carriera dove invece la media è di 3.27.

Alla fine del viaggio sui diamanti americani gli strikeout in cascina sono 2.855, al momento del ritiro secondo assoluto nella storia dietro al solo Walter Johnson, e Jim non è un fenomeno a fare centro solo in campo. Per sicurezza chiedere alla moglie Mary Catherine, perchè a casa ci sono la bellezza di 9 figli ad aspettarlo quando torna dal lavoro!

Il cerchio si chiude con quella famosa laurea in economia che doveva pur valere qualcosa, altrimenti il buon Jim che ha studiato a fare?!

E per chiudere una carriera in gloria arriva la nomina di Senatore del Kentucky per il partito repubblicano.

L’impegno di Jim sul fronte del baseball non è stato solo in campo, poichè il campione ha dato un grande aiuto a sviluppare il laboratorio delle minors specialmente nei confronti della franchigia della Pennsylvania.

Lanciatore di ferro, giocatore generazionale, mi piace ricordarlo come Mr. Shutout.

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinestripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *