1° base con Alex: Randy Poffo, il baseball prima di Macho Man.

Certi personaggi restano nella leggenda, icone indistruttibili che se pur superate da numeri, record e risultati non potranno mai essere superate nello stile e nell’essenza che li ha contraddistinti. Nessuno potrà mai superarli perchè quello che hanno fatto “ai loro tempi”, è stato l’apice, è stata la novità, è stato il cambiamento.
La loro identità ha invaso le case, e la loro ascesa è stata determinante nell’ispirare le generazioni future.

Randall Mario Poffo è uno di questi eroi che in assoluto ha lasciato il segno più profondo; vuoi per quello stile unico ed inimitabile, vuoi per la sua maniera tanto folle quanto selvaggia, vuoi per i colori sgargianti che attiravano l’attenzione, anche di quelli a cui non interessava l’argomento. Oppure, vuoi semplicemente perchè Randy era Macho Man. 

Randall comunicava proprio attraverso quei colori così pieni di vitalità e ricchi di energia, sempre con un atteggiamento oltremodo esuberante! 

Il trascorso del campione del mondo WWF e dei suoi 29 titoli in 32 anni di carriera da wrestler lo conosciamo piuttosto bene, quello che non conosciamo è il suo passato da giocatore di baseball. Randy nasce a Columbus, la capitale dell’Ohio, nel novembre del ’52: il padre Angelo è ovviamente radicato col nostro paese, mentre la madre July ha origini ebraiche. La lotta è un gene di famiglia perchè prima dell’ascesa di Randy Savage, il padre ha solcato il ring nella decade dal ’50 al ’60, ed anche il fratello minore è stato un wrestler.

Uno pò di traslochi in stile americano non fanno mai male, New York, Kentucky e Illinois prima di essere cercato dai Saint Louis Cardinals già ai tempi della high school che lo inquadrarono come catcher. Una volta entrato nell’organizzazione, Randy viene però spostato nell’outfield e giocò prevalentemente nelle minor di St. Louis, Cincinnati e Chicago sponda sud, quella dei White Sox.

Nel 1971, a 18 anni, Randy e Larry Herndon (lo stesso Larry Herndon che vincerà le World Series coi Detroit Tigers nel 1984) condividevano la stanza come compagni di squadra ai Gulf Coast League Cardinals. La leggenda narra che Savage si allenava battendo la mazza contro un pneumatico appeso ad un albero per aumentare la potenza e per migliorare lo swing, e questo metodo era talmente efficace che poi Herndon lo adottò nei suoi allenamenti e come training per i più giovani quando poi diventerà allenatore.

I numeri di Poffo non erano male, ma come spesso accade nel baseball un infortunio colpendo la base gli impedì il lancio col braccio destro (quello più utilizzato); nonostante tutto, Randy iniziò a lanciare con la sinistra e la sua carriera da giocatore di baseball proseguì fino al 1974 quando sotto la corte dei Tampa Tarpons decise di appendere la mazza al chiodo per impersonare la leggenda di Randy Savage.

289 partite in 4 anni nella Minor League con la media battuta del .264, 16 home run e 66 RBI. La passione per il baseball rimase, ma Randy non era nato per far volare palline fuori dal campo, bensì per essere selvaggio e per volare lui stesso, sempre con quel gomito alto saltando dalla corda del ring. Il passaggio dal diamante però fu fondamentale nel percorso che lo porterà a diventare uno dei più amati personaggi del mondo del wrestling americano.

Quegli occhiali da sole giganti sotto la bandana e sopra la barba incolta sono un bellissimo ricordo che mi accompagna fin da quando ero bambino e l’idea che uno dei miei idoli d’infanzia avesse solcato i campi da baseball è qualcosa di speciale.

RANDALL MARIO POFFO, RANDY SAVAGE, MACHO MAN.

Chiamatelo come volete, la sua risposta sarà sempre la stessa:

“OOH YEAH!”

Alex Cavatton, sport addicted dal 1986. Nato alle porte nordest di Milano e cresciuto giocando a pallone nel mito del Milan degli invincibili, ho fatto amicizia con gli sport americani durante le scuole superiori ad eccezione del basket NBA già familiare durante i gloriosi anni ’90. A Jordan e i Bulls preferisco Ewing e i Knicks, e dopo un'esperienza a New York City nel 2011 mi vesto pinestripe avvicinandomi anche agli Yankees signori del baseball. Ma è il football americano lo sport che considero più appassionante, la simpatia per i Bears si trasforma in pura ossessione e dopo essermi trasferito a Chicago nel 2015 ho totalmente perso il controllo. Autore di "Chicago Sunday - 100 anni di Bears", prima penna di Chicago Bears Italia e stretto collaboratore di Huddle Magazine per il quale curo la rubrica Area 54 interamente dedicata al team della Halas Hall ed altri contenuti NFL. Gioco in 1a base nello show sul baseball "108" di Cutting Edge Radio.

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